Mistero Buffo – spazi di socialità creativa – Via Pennisi 25, Acireale (Catania) » luciano briuno

 
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LIBRINO – Spettacolo teatrale – 4 gennaio 2010 ore 20.30
dic 30th, 2009 by lucha

Il circolo Arci Babilonia e l’associazione culturale Scarti vi invitano allo spettacolo teatrale

Librino

scritto e interpretato da Luciano Bruno

regia di Orazio Condorelli e Giuseppe Scatà

Lunedì 4 gennaio 2010 alle 20.30

Mistero Buffo,  via Pennisi 25 ad Acireale.

Ingresso € 3.50 – € 3.00 per i soci

Scheda:

Pirocchiu, Grattacielo, Menzabirra, Tigna, Lucio Dalla, sono dei ragazzi che disperatamente cercano un campo per tirare quattro calci a un pallone. Ma loro sono di Librino…

Hanno dieci anni e vivono tutti la trasformazione di Librino, il quartiere più a rischio di Catania, conosciuto solo per la droga e le armi nascoste negli appartamenti fatiscenti. Da borgo contadino, Librino diviene città satellite senza fognatura acqua, parchi, centri di aggregazione giovanile. Accade tra gli anni ’70 e gli anni ’80. Viene chiamato il grande architetto giapponese Kenzo Tange, il quale, abituato alle megalopoli nipponiche, ridisegna Librino, dandole l’aspetto di una città satellite. Ma Tange prevede ogni tipo di infrastruttura, dai parchi, a i teatri, ai campi da gioco per i bambini: “Quando arrivarono, proprio supra a collina, Franco Lo Giudice, u’ ngigneri, Kenzo Tange, chiddu ca fici l’aereoporto di Tokio, a circonvallazione di Tokio, a circumetenea di Tokio…e u’ so’ interprete”. Il progetto di Tange però resterà solo sulla carta. Negli anni ’90 Librino verrà ridisegnata ancora: stavolta dai politici e dai cavalieri del lavoro, i quali speculeranno su edifici e appalti pubblici, e trasferiranno nell’antico borgo 70.000 persone, vero e proprio granaio da cui trarre forza ad ogni tornata elettorale. All’ombra dei grattacieli crescono Pirocchiu, Grattacielo, Menzabirra, Tigna, Lucio Dalla, Funcia, Aurora e le sue amiche. Cercano solo un campo in cui giocare a pallone: un cortile, un porticato, un pezzo di campagna in cui si spaccano la schiena per togliere pietre e costruire porte. Ma ogni volta vengono cacciati, perchè il campo deve lasciare il posto a un edificio nuovo, il cortile è presidiato dal crudele signor Budda che l’indomani deve svegliarsi alle tre del mattino,e il porticato ha le lastre di vetro pronte a spaccarsi al primo tiro ad effetto, col signor Luccini già sotto a dar schiaffi. Tra tutti Luciano: un ragazzino pieno di vita, dal sangue caldo. Guida il gruppo, difende gli amici, lotta per un campo di pallone, si batte per difendere il gioco più semplice e italiano di tutti: il calcio. Luciano prova rabbia, gioia, amore per i compagni e amore per Aurora. Si innamora, si vendica, si pente amaramente, ride, piange, si rassegna. E interpretato da Luciano Bruno, unico attore, capace di entrare e uscire in più personaggi, dal bambino, alla zia, all’archietto giapponese, al politico catanese, alla madre, alla ragazzina innamorata, attraverso un uso esasperato, quasi isterico del corpo, utile a trasmettere l’energia e la rabbia di quell’adolescenza rubata. In scena pochi elementi: una porta illuminata, un pallone, una sedia, una maglietta da calciatore, dei palloncini colorati, un coltello affilato, una macchinina telecomandata. La semplicità della scena richiama la semplicità dei protagonisti, adoloscenti con semplici desideri, irrealizzabili. Alla fine l’energia, la voglia di giocare, la gioia che porta lotta e forza nelle gambe, svanirà. Il tempo della gioventù è passato. Ciascuno ha preso la sua strada. Qualcuno non c’è più. Altri hanno imboccata la via sbagliata. Ma la freschezza dell’adolescenza è andata via, rubata da quelli che, senza badare al pallone e a chi ci correva dietro, hanno pensato a innalzare palazzi, a cercare voti, a nascondere droga e armi, a far soldi. E una partita diverrà un sogno mai realizzato.


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